marzo, 2020

17martutto il giorno19AnnullatoLA CHIAVE DELL’ASCENSORE

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SPETTACOLO ANNULLATO 

Nel rispetto delle nuove disposizioni del DPCM del 4 e 9 marzo 2020, di contrasto alla diffusione del “coronavirus”,
l’Off/Off Theatre si vede costretto ad annullare fino al 3 aprile tutti gli appuntamenti teatrali, musicali e culturali.

 

Teatro e botteghino resteranno chiusi fino al 3 aprile.

Per informazioni scrivere a info@off-offtheatre.com

 


Florian Metateatro/Accademia degli Artefatti

LA CHIAVE DELL’ASCENSORE

di Ágota Kristóf
traduzione di Elisabetta Rasy

con Anna Paola Vellaccio
regia Fabrizio Arcuri
assistente in scena Edoardo De Piccoli
assistente alla regia Francesca Zerilli

Una stanza che gli spettatori sbirciano da una finestra. Avvolta dalle volute della nebbia e del vento che le muove i capelli…la donna racconta la storia a se stessa, la racconta per l’ennesima volta. Tutto è reale e simbolico alo stesso tempo le luci, i rumori, la voce che le fa eco che le rimbomba nella testa, mentre accetta ogni privazione, accetta di non muoversi più, di non sentire più, di non vedere più, fino a che non arriva la minaccia. Piuttosto la vita ma non la voce. Perdere la voce significa perdere la possibilità di esprimersi più di qualunque altro senso. L’urlo che irrompe a sipario chiuso, proprio all’inizio dello spettacolo, ci mette subito in guardia: sotto la superficie della scena che si apre dinnanzi c’è qualcosa di invisibile e minacciosi. Anche dal tono pacato della protagonista, del resto, emerge di tanto in tanto la sua vera condizione, che l‘ha resa folle: è segregata in casa dal consorte, il solo ad avere la chiave dell’unico ascensore che conduce fuori dall’abitazione isolata e immersa in un bosco lontano dalla città. L’amore è anche la volontà di possedere l’altro. Quando questo istinto a fuori controllo gli esiti sono nefasti, perché un essere umano non si riduce mai ad un solo ruolo e quindi non potrà mai esser totalmente dominato dall’altro. È una lotta che l’oppressore non può vincere, sembra dirci Kristóf, almeno sul piano dell’assoggettamento mentale: il desiderio di libertà è insopprimibile; la Donna, piegata, resa folle, scissa. Conserva comunque la volontà di essere un individuo e non cede all’assimilazione. Potranno toglierle la vita, ma non si farà strappare la voce per gridare al mondo la sua condizione.

NOTE DI REGIA

Frasi brevi, una sintassi cruda, dialoghi ridotti all’essenziale, assenza di aggettivi: il fascino di questo testo scritto in francese nel 1977 sta proprio nell’economia di mezzi e nella loro intensità. Nel teatro, luogo dell’incontro per eccellenza, l’autrice trova il mezzo ideale per esprimere il suo messaggio: la speranza è nella parola, nella comunicazione con gli altri.

17 marzo 19 marzo 2020

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